La Storia della Fratta

 

Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1449 rinforza e costruisce il castello e la cinta muraria di Verucchio: sulle strade di accesso, pone quattro porte
fortificate: la Porta del Sasso sull’accesso verso Rimini; la Porta dell’Acqua verso il Montefeltro; la Porta di S. Agostino verso il Borgo S. Agostino e la Pieve; la Porta di Passarello verso le Aie del Borgo e S. Marino.
La Porta del Sasso, così chiamata perché posta a ridosso del masso e della Rocca, era proprio sulla strada, inserita entro alti muri, munita di porta e di torre di difesa o dogana.
Gli alti muri costruiti a protezione della città, costituivano una valida difesa verso il nemico, il muro proseguiva senza interruzione di sorta, fino al castello: ne restano tracce nella parte inferiore del nostro edificio (muro a scarpa nel quale è stata inserita la porta di ingresso del locale) e piccoli tratti di muro lungo il roccione.

Gli statuti comunali noti, del 400 e del 500, vietavano alle costruzioni di addossarsi alle mura castellane per permettere il passaggio dei militari in caso di guerra.
Alla fine del seicento, inizio 1700, (terminato il periodo di pausa) in questo luogo furono costruite delle stalle per cavalli addossate alle mura castellane proprio accanto alla Porta del Sasso; nella Mappa del Frate Bernardo Batarra abbiamo notizia della tipologia costruttiva e che una parte dell’edificio era adibito a macello.

La Tipologia, riconoscibile negli interrati, era di edificio a corte, con cortile interno per dare la luce a tutti gli ambienti. Internamente infatti ritroviamo vecchie finestre tamponate costruite insieme alle volte.
La sala, denominata ora “Galeotta”, conserva ancora la porta e la finestra ad arco gotico ricavata, quest’ultima, nel muro di cinta della città: questi due locali, preziosissimi per testimonianza storica, facevano parte del sistema di protezione del castello e della città e successivamente impiegati sicuramente come deposito dell’acqua: sono conservati infatti i vecchi canali di convogliamento della pioggia.
Le varie ristrutturazioni successive trasformarono il complesso in ospedale, scuola, albergo, fortunatamente gli interrati non furono mai oggetto di intervento ed essi sono arrivati a noi in condizioni pressoché intatte.